cover-FB-evento-cieli-di-fango_edited.jpg

CIELI DI FANGO

Mostra fotografica di Sergio Sechi

Non si hanno meriti o colpe riguardo il proprio luogo di nascita, semplicemente non siamo noi a decidere dove venire al mondo. Crescere e vivere al di fuori delle mura aureliane, o all'interno di esse, per chi nasce a Roma può fare un'enorme differenza; come fa, tuttavia, una barriera topografica, un confine amministrativo a definire un’identità, un senso di appartenenza? Eppure frontiere fragilissime, tracciate da mura di età imperiale o da segni moderni su una carta geografica, creano distanze enormi tra gli individui e non solo in termini di opportunità e di qualità della vita.


Ispirandosi a un brano di Renato Zero, Periferia, Sergio Sechi ha deciso di percorrere le strade di Primavalle dove attualmente lavora, rintracciandovi atmosfere e realtà che appartengono a tutte le periferie, grazie anche a quei ‘cieli di fango’ che gravano su di esse, rendendole simili tra loro. Contenuto nell’album EroZero del 1979, Periferia ha come autori, oltre a Renato Zero e Piero Pintucci, anche Franca Evangelisti, autrice, quest’ultima, poco conosciuta, nonostante abbia scritto testi anche per altri noti protagonisti della musica leggera italiana. Il brano è stato riscoperto dopo oltre quarant’anni grazie alla commedia cinematografica di Riccardo Milani, Come un gatto in tangenziale (uscita in sala nel 2017 e con un sequel nel 2021), ma Sechi, autentico fan, anzi, ‘sorcino’ di Renato Zero, la conosceva bene e aveva letto in quelle parole una storia simile alla sua, cogliendo in esse l’intimo avvicendarsi di un desiderio di fuga alla più rassicurante tentazione di restare.


Sechi è entrato nei cortili, nelle case popolari, ha parlato con operai, con ragazzi, con persone anziane, sentendosi alternativamente un po' straniero e un po' fratello, facendosi talvolta rappresentare da Valentina, una ragazza torinese, modella per un giorno, catapultata in una realtà smisuratamente distante dal suo quotidiano. È stata lei la vera aliena che, munita di piuma e di un trucco colorato, eccessivo, quasi circense (entrambi omaggi a Renato Zero) ha attraversato con passo deciso i prati che circondano Primavalle, si è seduta sui muretti e sui gradini davanti alle case, ha prestato la piuma a un operaio, è finita dietro un cancello che la fa sembrare incastrata in un codice a barre.


I murales di Omino71 e di La Rouille attutiscono il malessere, riportano Ingrid Bergman sul set di Rossellini, sono piccoli doni variopinti sulle superfici scrostate dell’edilizia pubblica; ma anche all’interno di quelle case i colori possono esplodere: pareti violette e tende dorate nella stanza di un’altra Valentina sono protette da inferriate che assomigliano a quelle cinquecentesche di antichi palazzi, così come un tendone da circo può richiamare alla memoria il passaggio di saltimbanchi senza tempo. È qui che il fotografo svela il tratto comune di questi luoghi: la solitudine, il sogno di fuggire e poi tornare, la malavita che un tempo non era così spietata, l’antica lingua del Belli graffiata ad arte con espressioni nuove, la luminosità dei tramonti tra cemento e campagna.


Nel cercare lo spazio espositivo, Sechi ha trovato nei locali dell’ex-dormitorio di quartiere, dove ora opera la cooperativa Magazzino, il luogo ideale. Magazzino è una Onlus che da trent’anni lavora con e per gli utenti del vicino DSM (Dipartimento di Salute Mentale) della Asl RME. Uomini e donne di tutte le età sono stati e vengono tuttora accompagnati alla scoperta delle proprie capacità creative e artigianali nella vetreria artistica, nell’ebanisteria, nella tipografia o nel giardinaggio. In quelle stanze, dove un tempo c’erano letti per chi non li aveva, ora c’è un mondo trasparente e colorato come i delicati oggetti in vetro che vengono realizzati nei laboratori; da anni la guida paziente e silenziosa degli operatori e delle operatrici della cooperativa conduce una battaglia contro lo stigma del disagio psichico e lo fa tenacemente e con passione, spesso sobbarcandosi un impegno burocratico gigantesco, che poi costituisce la vera fatica della loro attività.


Franco Basaglia, al quale è dedicata la vicina biblioteca, ha illuminato con il suo messaggio rivoluzionario la ricerca psichiatrica riconducendo la malattia mentale alla sua spoglia ed essenziale definizione di ‘condizione umana’. Anche la narrazione sulla periferia andrebbe scardinata: interrogando i luoghi, come fa l’Associazione Culturale Ottavo Colle che partecipa al progetto con una passeggiata dedicata, si può andare oltre le apparenze, si possono mettere da parte luoghi comuni, binomi come degrado-violenza, ritrovando energie inattese e pagine di nuovi alfabeti tutti da sfogliare

 

Maria Arcidiacono

Maria Sole Mansutti 
attrice